UMBRIA: la questione di Perugia

Lasciamo stare che in questo fine novembre sul raccordo Bettolle-Perugia si stia lavorando. Sorvoliamo anche sul fatto che, ahimè, per gli umbri esistano l’E45, la “superstrada” e niente più. Quella che viene, appunto, chiamata superstrada, è, in realtà, il raccordo RA 06, che collega Bettolle, in provincia di Siena, con il quartiere perugino di Ponte San Giovanni. Oppure la generica “superstrada” è la quattro corsie che collega Spoleto e Perugia (già analizzata in un altro articolo). Ho sentito persino taluni soggetti che mi indicavano con E45 la Bettolle-Perugia. Naturalmente non pretendo che il perugino medio mi indichi il suo sistema tangenziale con la corretta nomenclatura, ma aspettatevi, per lo meno, che lo faccia io.
La questione di Perugia è una situazione che mi preme in particolar modo. In questi anni ho avuto l’opportunità di studiare e analizzarne il traffico, la morfologia e, cosa più importante, mi sono spesso imbattuto nei bisogni dei 300.000 abitanti della conurbazione. Voglio discutere sul problema non tanto per i motivi elencati, quanto per il contesto turistico-sociale. Se l’Umbria è chiamata “polmone d’Italia”, non capisco perché, giunti a Perugia, ci si debba “intossicare” nel traffico delle strade che sto per esaminare (ancor più grave è la situazione ternana intrisa di vero inquinamento industriale e sempre di Umbria si tratta, ma quella è un’altra storia). Allora sorge spontanea la domanda: perché le amministrazioni locali e nazionali non si pongono il problema di poter alleviare le code giornaliere, considerando che la città si trova in uno snodo nevralgico per la viabilità di tutto il centro Italia?
Come prima cosa è bene presentare il problema. Il punto più critico è caratterizzato dai quasi 4 km dell’E45 a Ponte San Giovanni, parte orientale della città. Qui convogliano 4 arterie, tutte a 2 corsie per senso di marcia: da nord giunge il traffico da Cesena (E45), da sud quello da Roma (E45), da est quello della Valle Umbra e della costa adriatica (SS75), da ovest quello della parte tirrenica settentrionale (RA 06). Capisco che, osservando la morfologia del capoluogo e la sua urbanizzazione, sia difficile agire e, persino, pensare di agire. Allo stesso tempo però, non è giusto pensare di poter continuare a “regalare” ai viaggiatori un tale traffico. Secondo la mia opinione si deve intervenire o costruendo un’infrastruttura o migliorando i trasporti pubblici. In conclusione, bisogna cercare di facilitare i collegamenti tra la conurbazione occidentale e orientale, cosa assai complicata vista la presenza delle colline di Prepo e di Madonna Alta.
La maggior parte del traffico, come già detto, si concentra a Ponte San Giovanni e nei chilometri del RA 06 proprio tra quest’ultimo e lo svincolo di Perugia Madonna Alta. Al traffico pendolare tra la Valle Umbra da est (almeno 180.000 ab.) e la parte occidentale perugina, si aggiunge quello commerciale tra i due mari e dell’asse Roma-Venezia. Ora, stare qui a elencare tutte le zone che ospitano i molteplici servizi della città, significherebbe scrivere molte pagine e finirei, dato che non sono perugino, per sbagliare. Mi fermo a individuare la vasta zona di San Sisto-Madonna Alta dove sono ubicate università, ospedale, stadio e industrie. Per raggiungere questa parte di Perugia, che si trova a sud-ovest della città, gli abitanti della valle umbra, i romani e i cesenati devono necessariamente percorrere i chilometri del RA 06 presentati. Una terza corsia? Impossibile per la ormai nota morfologia e visto che ci sono, appunto, viadotti e gallerie per l’intero tratto. Un tunnel sotto la città? Non penso proprio. E quanto costerebbe? L’unica possibilità è quella di impedire che il traffico da sud, quindi da Terni e da Roma, impegni il raccordo per Bettolle. Osservando le poche abitazioni, suggerisco di costruire una strada che parta dall’uscita di Montebello (E45) e finisca nella rotatoria che unisce via Settevalli e Viale Vittorio Trancanelli, proprio dietro l’ospedale. In questo modo anche chi giunge dalla valle umbra e da Cesena e che si dirige verso la zona ospedaliera-industriale, potrebbe usufruirne senza usare il RA 06. Il costo non sarebbe altissimo, anche perché penserei a una sola corsia per senso di marcia con limite a 70-90 km/h in base alla sua larghezza. Infine anche gli espropri non sarebbero molto ingenti poiché la strada non supererebbe i 4-5 km di lunghezza. In questo modo si va incontro ad alleggerire il traffico sul RA 06 perché la zona di San Sisto-Madonna Alta è, forse, quella con i maggiori servizi.
Tale suggerimento è “valido” sempre se mi dovessero chiedere “vogliamo costruire qualcosa, dicci come e dove”. In realtà credo che sarebbe meglio incrementare l’efficienza dei collegamenti pubblici. I perugini, come la maggior parte degli italiani, sono piuttosto pigri. Tutti prendono l’auto e il rapporto vettura/persona è quasi unitario. Però non hanno tutti i torti visto che l’abbonamento è il più costoso in Italia e, tra l’altro, molte delle frazioni del comune non sono nemmeno collegate con la rete urbana (Civitella d’Arna, Ripa, Pianello, Fratticiola Selvatica, Migiana di Monte Tezio, Sant’Orfeto la Cinella, Mugnano, Pilonico Materno, San Marino, Conservoni solo per citarne alcune). Direi, quindi, di investire sulla rete ferroviaria e di raddoppiare i binari tra Foligno e Ponte San Giovanni. Inoltre c’è la ferrovia che parte proprio da questo quartiere e giunge nella stazione Perugia Sant’Anna, in pieno centro. Si dovrebbe potenziarla e favorire la gente a parcheggiare a Ponte San Giovanni. Ma anche qui, i treni non sono molti e, per giunta, poco pubblicizzati.
Prima di concludere credo sia doveroso fare il punto della situazione. Perugia non ha un sistema tangenziale sufficiente a reggere il traffico pendolare e commerciale. Dispone, infatti, di una sola arteria con 2 corsie per senso di marcia (RA 06); i tanti pendolari, provenienti maggiormente da Terni e dalla valle umbra, intasano i citati 4 km dell’E45 e il raccordo per Bettolle; Perugia si trova al centro della linea “Adriatico meridionale – Tirreno settentrionale” e dell’asse “Roma-Venezia”. Appurato che le infrastrutture presenti non bastino per un traffico scorrevole, bisogna intervenire con l’opera proposta oppure migliorando i trasporti pubblici. Ricordo che con la costruzione di questa strada non eliminerebbe del tutto il problema, ma di certo si avrebbe un impatto deciso sulla situazione. Aggiungo, con toni molto polemici, che Perugia non ha un sistema di collegamento tramite metropolitana o tram. Quello che è chiamato “Minimetrò” è un insulto a un’idea che di per sé era ottima. Il collegamento tra Pian di Massiano e il centro storico sarebbe, infatti, molto utile. Semplicemente ci si è dimenticati che le cabine sono piccole e che il sistema a mo di funivia comporta costosissime manutenzioni, considerando il notevole dislivello da affrontare. Inoltre si poteva almeno collegare l’ospedale invece di fermarsi al Pala Evangelisti. Ora, cosa c’entra il Minimetrò con il raccordo Bettolle-Perugia? C’entra perché i soldi investiti nel progetto e quelli continuamente spesi per la manutenzione, sarebbero potuti essere meglio utilizzati per affrontare la questione di Perugia. Sarebbe stato molto più utile un sistema metropolitano meno tecnologico ma più esteso, magari collegando più zone della città con veri vagoni, non con cabine strette già con 10 persone. Pensare di ottimizzare i collegamenti su binari tra Ponte San Giovanni, il centro della città, l’ospedale e la zona commerciale di Corciano è, alla fine, la soluzione ottimale. Invece, i perugini si trovano a vedere dalla propria auto i pilastri del Minimetrò.
Naturalmente qualcuno potrebbe avanzare questo tipo di polemica “ma ci stanno problemi peggiori, perché dannarsi tanto per un po’ di traffico?”. Io gli risponderei che ha ragione, però voglio vedere fino a che punto arriva la sua pazienza quando, più volte a settimana, si trova incolonnato nel traffico.
Concludo l’articolo con questo pensiero: il fatto di pensare che ci siano, in generale, cose peggiori ci invoglia a fare delle problematiche minori una nostra abitudine, un nostro aspetto caratteriale. Arrendersi all’idea che non si possano migliorare alcuni aspetti della vita, come il traffico, è un atteggiamento sbagliato, fortemente da condannare. Fermarsi alle affermazioni comuni quali “è colpa dei politici” è una blasfemia. Pretendo, invece, che le persone combattano i propri problemi e non che li inglobino nella loro sfera sociale. Però sia chiaro: ciò che qui ho chiamato “problema” non ha la forma di un vero dramma perché è palese che tutti cercano di combattere una seria difficoltà. Semplicemente il mio “problema” assume le connotazioni di una condizione che si potrebbe superare.

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