MOLISE: SS17 e SS87 Isernia – Campobasso

Mi piace l’idea di descrivere i percorsi che collegano le due città più importanti di una stessa regione. Così come nel caso di “Terni-Perugia” per quanto concerne l’Umbria, adesso concentro la mia attenzione sul Molise analizzando l’itinerario Isernia-Campobasso, per l’appunto le città più importanti della piccola regione. Gli unici due capoluoghi di provincia molisani distano 46 km e ciò significa che descrivo un percorso molto breve rispetto agli articoli precedenti.
Sebbene tra Isernia e Campobasso la maggior parte del traffico sia pendolare, qui transitano quotidianamente una grande quantità di automezzi, dato che la SS 17 e la SS 87 rappresentano l’unica alternativa per collegare il Molise centrale con le città di Roma e di Napoli. È facile intuire che la sola corsia per senso di marcia in tutti i 46 km, non basti per sorreggere in sicurezza un tale traffico, soprattutto tra Isernia e Bojano dove la SS 17 è sicuramente l’arteria più trafficata e più importante del Molise. Ma in futuro scriverò su come, nella pratica, si possa agire (pro e contro dell’Autostrada del Molise).
Iniziamo a esaminare il profilo turistico e paesaggistico. Ci troviamo all’uscita di Isernia nord dove la SS 85 Venafrana confluisce nella SS 17 Appulo Sannitica proveniente da L’Aquila. Il chilometro della 17 è il 179 e proseguiamo dritto seguendo il cartello Campobasso-Benevento. Dopo pochi chilometri inizia la salita di Castelpetroso durante la quale, se venissimo da Campobasso, avremmo una panoramica sulla catena montuosa delle Mainarde, nonché sulla città di Isernia. Superato lo svincolo di Pettoranello del Molise, di fronte osserviamo lo splendido santuario dell’Addolorata, molto noto all’interno dell’ambiente religioso. Consiglio di visitarlo anche se, in realtà, è più bello fuori che dentro. Lo stile gotico che lo caratterizza è affascinante quasi solo all’esterno, forse perché entrandoci il senso di religione prevale su quello artistico (ci sono enormi colonne che non lasciano il dovuto spazio agli affreschi). Superato lo svincolo per il santuario, a un altitudine di 740 metri s.l.m. inizia la discesa verso Bojano. In questi chilometri siamo circondati da molti paesini, ma nessuno spicca per bellezze monumentali. Si presenta la stessa situazione affrontata per la Fondo Valle Biferno nella quale suggerivo di assaggiare il cibo genuino della terra molisana, più che visitare taluni paesini.
Giunti all’incrocio per Cantalupo nel Sannio e svoltata una curva a destra, ci si para innanzi un lunghissimo rettilineo che spezza la cosiddetta “piana di Bojano”, durante il quale abbiamo la possibilità di ammirare la catena montuosa del Matese. Si può osservare, con molta attenzione e quindi da parte dei passeggeri, la strada che da San Massimo arriva alle stazioni sciistiche di Campitello Matese. Inoltre una piccola tabella ci dà l'”arrivederci in provincia di Isernia” e, perciò, ci fa capire che entriamo in quella campobassana.
Nei pressi dell’anonima Bojano segnalo la frazione bojanese di Civita che sorge proprio sopra la cittadina molisana. Dal piccolo borgo si gode di un’ottima vista su tutta la piana e consiglio di visitarlo.
Dopo 6 km da Bojano usciamo dalla strada principale e affrontiamo la rotonda che ci permette di raggiungere Guardiaregia o Campobasso. Sebbene svoltiamo a destra, rimaniamo sulla SS 17 per altri 5 km, fino allo svincolo per Mirabello Sannitico e Cercemaggiore. In questo punto la strada diventa la SS 87 Sannitica che collega la Campania napoletana con l’Adriatico.
Dei comuni di cui leggiamo i nomi sui cartelli non ne segnalo nessuno in particolare. Invito semplicemente i viaggiatori a osservare, una volta superata la galleria Busso, il grande edificio in cima alla collina di fronte. Questo è l’ospedale civile di Campobasso che si raggiunge usufruendo dell’uscita di Busso per chi, come noi, proviene da Isernia. Secondo me è interessante il palazzo, anche perché finora non c’è stato molto da vedere e il fatto che si trovi in altura è una caratteristica positiva. Comunque, leggere la tabella “ospedale” ci fa capire che siamo in procinto di arrivare nel capoluogo e, infatti, superate le gallerie Lama Bianca e San Vito pericolosamente in discesa (dopo valuteremo tale pericolo), davanti a noi si apre la vista della città. Più che la città, all’inizio vediamo solo le travi dei ponti dei particolari svincoli di Ferrazzano e di Campobasso centro. Sempre in discesa, tra le travi, distinguiamo la collina del castello Monforte alle pendici della quale si espande il centro abitato. E siamo così giunti a Campobasso usufruendo dell’uscita “centro” 400 metri dopo l’ultima galleria.
Prima di parlare della sicurezza e degli aspetti da migliorare, concentro l’attenzione sui due capoluoghi della regione. Se fossi un turista con i tempi stretti, visiterei la città di Isernia. Sebbene sia più piccola, circa 20.000 abitanti, e abbia poche attrazioni ludiche e commerciali, possiede un più che discreto centro storico e, soprattutto il sito archeologico dell’Homo Aeserniensis, dove sono custoditi tra i più antichi fossili animali in Europa. Anche se è poco valorizzato e abbandonato dalle istituzioni locali vale la pena rendersi conto di ciò che offre. Il capoluogo Campobasso, invece, oltre al castello Monforte e al piccolo centro storico, non possiede nulla di speciale. Il fatto di essere capoluogo di regione non lo rende città turistica al di sopra delle altre molisane, anzi è probabile che sia la meno interessante.
Il collegamento ha una pericolosità alta e il motivo principale è la presenza di più tipologie di traffico. Tra Isernia e Campobasso transitano un numero elevato di automezzi e di autobus di linea che consentono gli spostamenti per gli universitari e per i liceali, senza dimenticare i tanti pendolari. Di seguito provo a elencare i punti più pericolosi. Il primo tratto è dal km 186 al km 188 della SS 17 dove ci sono due corsie in direzione Campobasso e una in direzione Isernia. Questa configurazione è ottimale per superare gli automezzi in salita, ma bisogna stare particolarmente attenti perché il tratto è curvilineo e le corsie sono strette. Almeno l’asfalto drenante da Isernia fino allo svincolo di Guasto rende la sede stradale meno pericolosa. Un altro tratto nel quale bisogna essere prudenti è quello compreso tra l’uscita di Macchiagodena è l’incrocio di Cantalupo dove consiglio di non superare i 70. Lungo la piana di Bojano difficilmente riusciremo a rispettare il limite di 70/90 e, quindi, raccomando di stare accorti alle numerose entrate a raso, come l’incrocio di Castellone. Infine segnalo l’incrocio canalizzato di Vinchiaturo al km 119 della SS 87 e la pericolosissima curva (teatro di incidenti mortali in passato) al km 123, dove sono state collocate tabelle giallo fluo ma, a mio avviso, non è sufficiente.
Prima di chiudere l’articolo, voglio focalizzare l’attenzione sulle condizioni meteo del percorso. D’inverno le nevicate sono frequenti e molti automezzi si intraversano sul valico di Castelpetroso e sulla ripida discesa, già citata, tra la galleria San Vito e Campobasso (qui l’attenzione deve essere particolare perché si giunge dalla galleria a velocità sostenuta e al di fuori può esserci ghiaccio). Inoltre il chilometraggio tra la rotonda di Guardiaregia e Mirabello Sannitico è sbagliato, perché non è la SS 87, bensì la SS 17.
Il voto è 6/10. Sebbene non ci siano paesaggi particolari, la guida è divertente viste le tante curve ma i tratti per sorpassare non sono molti e, considerato il tanto traffico, spesso si rimane incolonnati dietro gli i mezzi pesanti.

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