TOSCANA/EMILIA-ROMAGNA: A1 Autostrada del Sole tratto Firenze nord – Bologna Casalecchio (vecchio tracciato)

Fine anni 50. È passato poco tempo dal secondo conflitto mondiale. Ancora riecheggiano i bombardamenti, il rumore frastornante delle pallottole, le urla strazianti delle stragi di Marzabotto e di Sant’Anna di Stazzema. E proprio a pochi passi da quei luoghi intrisi di dolore che si iniziano a gettare le basi per l’infrastruttura più imponente di tutto il continente. 1960: viene portata a compimento la Bologna-Firenze. Dopo anni di civili uccisi e di borghi distrutti si vede soprattutto qui, in questi boschi appenninici, l’Italia che vuole rialzarsi. L’Italia che non deve dimenticare le sue vittime, ma che allo stesso tempo sente la necessità dimostrare al mondo cosa è in grado di costruire.
Realizzare l’Autostrada del Sole, la Milano-Napoli, fu piuttosto agevole tra la Lombardia e Bologna, e pure tra Roma e Napoli. Qualche difficoltà in più tra Firenze e Roma ma il tratto appenninico Bologna-Firenze? Non bastarono banali viadotti e piccole gallerie. Fantastiche opere di ingegneria mai costruite fino a quell’epoca contraddistinguono l’autostrada che rappresenta tutt’oggi un orgoglio nazionale.

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Il viadotto Merizzano in costruzione.

Con la nuova Variante di Valico non sarà più possibile osservare quanto il tratto fosse critico sul piano del transito di mezzi pesanti. A meno che non chiudano la nuova infrastruttura, nei 52 km tra Barberino e Sasso Marconi le code interminabili di automezzi non saranno più un problema. Percorrendo la Bologna-Firenze sino al dicembre 2015 infatti, sembrava quasi che ci fosse un ugual numero di auto e di mezzi pesanti, tant’è che un sorpasso poteva durare minuti superando la coda di autoarticolati. D’altronde, l’Autostrada del Sole rappresenta uno dei 4 corridoi possibili nord-sud Italia e tra questi è di sicuro il più utilizzato. Firenze, Roma e Napoli utilizzano l’A1 per giungere a Bologna e in Lombardia. Semplicemente la zona più produttiva e popolosa del bel paese che si collega alla capitale. Le sole 2 corsie, già dagli anni 60, si rivelarono insufficienti e anche con la Variante di Valico i problemi non sono del tutto risolti. Sta di fatto che quest’infrastruttura storica continua a rappresentare un gioiello dell’ingegneria, malgrado non accoglierà più quel traffico intenso che l’ha caratterizzata per mezzo secolo.
Gli 84 km tra Firenze nord e Bologna Casalecchio si snodano tra le due province dei rispettivi capoluoghi di regione, ovvero Toscana ed Emilia-Romagna. Iniziamo la descrizione dallo svincolo di Firenze nord al km 280 e ci dirigiamo verso Bologna dove il chilometraggio scende. Il primo aspetto positivo e affascinante dell’autostrada si nota già dallo svincolo di Calenzano-Sesto Fiorentino dove, in una manciata di chilometri, il paesaggio cambia in maniera radicale. Infatti si passa dall’ambiente molto urbanizzato dell’area pratese/fiorentina, che conta più di un milione di abitanti, a un ambiente completamente immerso nei fitti boschi appenninici. Ci troviamo, dopo lo svincolo suddetto di Calenzano, a un’altitudine di 67 metri s.l.m. e la sede stradale inizia a impennarsi con pendenze sensibili, come se avesse fretta di valicare l’Appennino. Il fatto che l’altitudine aumenti rapidamente, fa sì che le montagne intorno non sembrino molto alte. Tra l’altro sono poche le cime che superano i 1000 metri. Nella fitta vegetazione non si scorgono borghi o paesi di rilevanti dimensioni. Oltre i viadotti dell’autostrada, si vedono solo casali o piccole contrade. In realtà di borghi se ne vedono, ma il traffico intenso e il tracciato impegnativo non consentono di concentrarsi sul paesaggio.
Dopo aver superato i 726 m del valico Appenninico, lasciamo la Toscana per entrare in Emilia. Lungo la discesa i boschi diminuiscono lasciando spazio a territori più coltivati. Giunti nei pressi dell’uscita di Sasso Marconi, un cartello celebra la figura storica di Guglielmo Marconi che, grazie al suo notevole contributo in campo scientifico, ha convinto gli abitanti del luogo a dare il nome attuale alla cittadina bolognese. Insieme a Castiglione dei Pepoli, sempre in provincia di Bologna, Sasso Marconi è l’unico posto che consiglio di visitare, poiché i tanti paesini di quest’Appennino offrono molto a livello naturalistico, ma poco sul piano artistico.
Arrivati a pochi km da Bologna intorno al km 200, sulla destra è possibile distinguere il santuario della Madonna di San Luca con la sua cupola a svettare tra le colline alberate. Peraltro, la strada in salita per San Luca detiene il record per essere il percorso porticato più lungo al mondo.
Iniziamo subito dalle critiche. Autostrade per l’Italia continua a ripeterci che si sta lavorando per la terza corsia tra Incisa e Barberino, ma l’unico tratto in cui è presente è Firenze sud – Firenze nord. Sebbene i lavori ci siano tra Firenze nord e Calenzano-Sesto Fiorentino, fino a Barberino non ci sono nemmeno i cantieri. Non so chi, tra Autostrade per l’Italia e il governo abbia fatto più pubblicità, elogi o complimenti per la costruzione della Variante di Valico catalogandola come un “miracolo” ingegneristico. Sicuramente è un’opera fantastica ma il problema traffico nei 15 km tra Calenzano e Barberino è ancora rilevante. Le sole due corsie e la sensibile pendenza creano il fiume di mezzi pesanti sulla corsia lenta con una velocità delle auto che di rado supera i 110. Il problema è molto più accentuato in direzione sud, dove le 4 corsie complessive da Bologna, si riducono nelle 2 proprio in questi 15 km creando l’effetto imbuto: rallentamenti frequenti e traffico bloccato soprattutto in corrispondenza dei cantieri di Calenzano. Visto che è un decennio che Autostrade per l’Italia ha inserito quelle tabelle, perché non aver completato questa benedetta terza corsia, o almeno iniziato i lavori? Situazione migliore verso Bologna, dove l’effetto imbuto è attenuato dalle tre corsie fino a Bologna Casalecchio. In pratica l’unico tratto in cui ci sono solo 2 corsie è proprio tra Firenze nord e Barberino.
L’autostrada ha una pericolosità media/alta. Reputo inutile e dispendioso elencare i punti più pericolosi dato che sono tanti. Infatti, a causa del tracciato tortuoso, dei saliscendi e dell’assenza in molti tratti della corsia di emergenza, il limite è 100 con divieto di sorpasso per i mezzi pesanti. La pericolosità aumenta in inverno, in cui si riversano sul tratto appenninico nevicate causando blocchi e limitazioni di traffico. Se non fosse per la nuova variante, avrei rimosso il “media” perché a questi elementi si sarebbe aggiunto anche il traffico intenso di cui abbiamo già parlato. Raccomando particolare prudenza negli svincoli di Pian del Voglio e di Rioveggio i quali sono in curva, in pendenza e con le corsie di accelerazione e decelerazione troppo brevi.
Gli 84 km presentano molte peculiarità. Innanzitutto le aree di servizio. Quella di Aglio ovest in direzione sud è in cima a una collina immersa nel verde e c’è una netto distacco tra il distributore di benzina e il ristorante (purtroppo, con la Variante di Valico, è stata chiusa ed è impossibile accedervi). Anche l’area di Roncobilaccio è peculiare perché coincide con l’uscita autostradale omonima e una volta svincolato, ci sono le tabelle di uscita dall’autostrada proprio all’interno dell’area di servizio. Io non vi ho mai guidato all’interno, ma nel complesso, ossia dal casello all’autostrada, le intersezioni sono dislocate in modo quasi unico (solo lo svincolo di Millesimo (SV), sull’A6 Torino-Savona è più complicato).

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Per uscire a Roncobilaccio si deve attraversare tutta l’area di servizio (Google Street View).

Inoltre molti chilometri del tratto autostradale, definito sulla segnaletica “A1 Panoramica”, sono cantierizzati. Questo è un chiaro segno di come la vecchia autostrada ricopra ancora una notevole importanza sul piano viabilità.
Prima di dare un giudizio, vorrei fare un’ultima osservazione, o meglio, marcare un concetto. La tipicità dell’A1 tra Firenze e Bologna sta nel contesto paesaggistico in cui è inserita. Dalla carreggiata si vedono pochissimi paesi e i fitti boschi ricoprono le colline circostanti. Anche la discesa verso Firenze consente a malapena di riconoscere la vasta zona urbana. La pace che si avverte a pochi metri dall’asfalto è contrastata dal continuo rumore dei mezzi pesanti e del traffico intenso. Pare impossibile che in quel verde smisurato si possa snodare una delle autostrade più trafficate della penisola. Questo può sembrare un aspetto negativo e forse lo è, ma qui voglio semplicemente presentarlo senza discuterne.
Il voto è 8/10. Quando l’ho percorsa la prima volta, alcuni anni fa, avrei dato almeno 9 considerando gli splendidi viadotti, il divertimento nell’affrontare le tante curve e i continui sorpassi. La struttura è rimasta, le curve pure, ma il traffico è molto ridotto e di mezzi pesanti se ne vedono pochi. Purtroppo ci si potrebbe persino annoiare. Chi ha avuto la possibilità di percorrerla con le condizioni per la quale è diventata famosa di certo proverà un po’ di nostalgia. Però proverà anche un gran sollievo grazie ai tempi di percorrenza notevolmente ridotti della nuova variante.

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